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martedì 7 dicembre 2010

Ci risiamo...

Stasera ho rifatto il curd la cremina inglese in versione arancio.... la lascio riposare una notte e poi vediamo ;-)

UPDATE:
Niente da fare. Orendo.
Stavolta è stata colpa mia, ho buttato le uova quando il composto era già in temperatura (80 °C). Si sono cotte senza amalgamarsi bene al resto: nonostante abbia tentato di omogeneizzare il tutto col Bimby il gusto è quello delle uova strapazzate...
Domani, se tutto va come dovrebbe, mi cimenterei per la prima volta coi macaron.....
Vado a preparare la cena, va!

martedì 23 novembre 2010

Quel che non mi lascia dormire la notte....

Il mio cruccio ha un nome ben preciso: LEMON CURD. Non ho ancora deciso se:

  • Non sono capace a farlo, mi riesce male, sbaglio qualcosa nel procedimento 
  • Non mi piace (con gradazioni che vanno dal "molto" al "per niente" a seconda del risultato di ciascuno dei tentativi di produzione casalinga).... e, in questo caso, sarei l'unica in Italia 
Ma partiamo dal principio, ab ovo, visto che in questa storia le uova c'entrano.... eccome se c'entrano :-D. Dovete sapere infatti che il Ricercatore combatte quasi quotidianamente una sua personalissima crociata contro le uova e l'abuso presunto che la sottoscritta ne fa. Quando gli annuncio che la cucina per le prossime 3 ore sarà off limits per via di qualche mio esperimento culinario, la conversazione che segue ha più o meno questo tenore:
cmdd: "Faccio una torta!"

R: "Di nuovo?!?"

cmdd: "Sì.... ma non è per noi, la faccio per xxxx" (Seeeeeeeeeeee!!!)

R: "Quante uova?"

cmdd: "Tre"

R: "Mettine due!"
E questo avviene indipendentemente dal numero di uova richieste per la preparazione, dovrei -secondo lui- metterne sempre uno in meno, di default. Inizio a pensare che potrei rispondere con numero di uova + 1 e così sarei a posto....Potete immaginare che gioia quando nel libro Regali Golosi della Cavoletta ho adocchiato la ricetta che avevo sempre sognato di fare ma che non avevo mai potuto testare per via della troppa uovosità/burrosità: il Lemon Curd Light version. 
Due uova?!?
Niente burro?!?
Lo faccio subito!

Tentativo numero 1
Seguo la ricetta alla lettera con due trascurabilissime varianti: 
  1. Non faccio il bagnomaria: questa pratica -correggetemi se sbaglio- serve per non cuocere le uova troppo velocemente ma soprattutto per non far superare i 100 °C al composto. Siccome ho il fornello a induzione credo che lo stesso risultato si ottenga anche con una padella a fondo spesso e una bassa potenza in cottura (sul 3, ad esempio, l'acqua non arriva a bollore). 
  2. Spelo i tuorli: adotto questa pratica, imparata qui, nella speranza di attenuare il sapore di uovo, che nei dolci non amo particolarmente.  

Verso fine cottura, dopo una ventina di minuti di rimescolamenti amorevoli del composto, l'odore -perchè di odore si tratta- che arriva dal pentolino non è dei più confortanti: aspro, metallico, pungente. Mi dico che probabilmente è ancora troppo caldo. Apetto un po' e poi lo somministro all' ignaro Ricercatore.
cmdd: "Mi dici com'è?"

R, dopo essersi quasi soffocato: "Ma cos'è 'sta roba??? Sembra di azzannare un pezzo di cancello arrugginito!"

cmdd: "Ehmmm"

R: "Ma butta via tutto, per favore!"
Ed in effetti il sapore è proprio quello, metallico, aspro, pungente.
Io non mi do pace, cerco su internet, leggo, confronto ricette, scrivo all'autrice, chiedo all'amico chimico. In rete è tutto un deliquio del tipo "Ooooooohhh! Il Lemon Cuuuuurd!" "Buonissimo!" "Satinato!" "Meraviglioso!", l'autrice non capisce cosa possa essere andato storto e l'amico chimico mi rassicura sul procedimento.
Decido che è ora di riprovare.


Tentativo numero 2
Replico la stessa ricetta ma stavolta con l'aiuto del fidato Bimby: temperatura fissa di 80 °C e farfalla che accarezza dolcemente il composto in cottura. Non appena sollevo il coperchio sento subito l'odorino pungente ma non mi lascio intimidire, lascio raffreddare e assaggio: molto meglio.... ma il retrogusto è sempre lì. Il Ricercatore mi guarda con gli occhi a fessura mentre mi ostino a travasare il prodotto finito in un barattolo di vetro: sa già che da lì a un paio di giorni quella roba finirà dritta nella spazzatura.
La mia testardaggine mi impone un' ulteriore verifica: che sia la ricetta il problema? 
Riprovo.


Tentativo numero 3
Stavolta scelgo una ricetta "ortodossa" con tante uova e tanto burro ma ne dimezzo le dosi: non mi piace proprio buttare il cibo, nemmeno per amor di Scienza. Stavolta il risultato dell'esperimento sembra decisamente migliore: la crema è vellutata, scioglievole e giustamente acidina..... ma io, sarà la paranoia, il saporino ferroso lo sento sempre. Ha un sapore simile a quello che resta in bocca quando per sbaglio ti morsichi una guancia. In compenso il Ricercatore non vuole nemmeno avvicinare il naso al cucchiaio.
E mi resta un dubbio terribile: perchè, perchè, perchèèèèèèèèè????
Ricomincio con le mie forsennate ricerche finchè ottengo una piccola vittoria: cercando in inglese "Lemon curd metallic flavor" trovo un sottobosco di gente che ha esattamente il mio stesso problema. Evviva! Allora non sono io che sono pazza! Sembra che il problema sia legato alla reazione chimica tra il limone e i contenitori/utensili con cui viene in contatto. Non molto convinta sottopongo con mille astuzie il maritino (vero scienziato della casa) a domande a tema.


cmdd: "Sai che googlando in inglese ho scoperto che molte altre persone hanno il mio stesso problema col lemon curd?"

R., col nasino arricciato: ".... ecchissenefrega?"

cmdd, imperterrita: "Dicono che la soluzione sia usare contenitori ed utensili neutri"

R.: "Ancora...?!?"

cmdd: "Ma secondo te è possibile?"

R.: "Ascolta, non farmici nemmeno pensare a quella schifezza"

cmdd, solleticando il suo ego di tuttologo: "Eddai! Ma scientificamente è possibile?"

R.: "In linea di principio sì. Potrebbero scatenarsi reazioni elettrochimiche. Ma questo potrebbe accadere anche se in bocca hai capsule o ponti e se lo mangi con un cucchiaio di metallo"

cmdd: "Stasera allora provo a mangiare il lemon curd con il cucchiaino di plastica di Vale. Sai, stavo pensando di rifarlo"

R.: "Amore, senti, fai quello che vuoi. Rifallo mille volte ma ti prego: non nominarmelo più. Solo a sentire il nome mi viene il voltastomaco!"

E fu così che il lemon curd, in casa nostra, diventò la CREMINA INGLESE AL LIMONE.
Ah, sto per rifarlo, eh! Ma stavolta, orange version!








domenica 24 maggio 2009

Un abbinamento particolare

Questo è un altro esperimento partorito dalla mia fantasia malata, con l'avallo dell'illustre sito di foodpairing: lo sapevate che i cipollotti si sposano bene con il miele e lo zafferano?
Avevo giusto dei cipollotti rossi ed un rotolo di sfoglia in attesa di destinazione....

Tarte tatin cipollotti, miele di castagno e zafferano

Ingredienti
5 cipollotti (io ho usato quelli rossi)
1/2 bustina di zafferano
miele di castagno
1 rotolo di pasta sfoglia
sale, pepe, olio qb

Lasciar appassire i cipollotti un paio di minuti in poco olio, dopodichè aggiungere lo zafferano stemperato con un cucchiaio di acqua calda e mescolare bene; salare e pepare.
Stendere nello stampo un paio di cucchiai di miele di castagno e spargerlo per bene.
Coprire la verdura con un disco di pasta sfoglia tagliato a misura, bucherellarlo e infornarlo in forno già caldo a 2o0°C per 20/25 minuti, finchè la sfoglia non si dora.
Rigirare su un piatto da portata, spolverizzare di pepe (si capisce che adoro il pepe??!?!?) et volià, il gioco è fatto!

venerdì 22 maggio 2009

La mia prima creazione originale!


Oramai questa pasta risale a parecchio tempo fa.... 
Mi è ritornata in mente perchè oggi a pranzo il mio papà mi ha cucinato una pasta con gli asparagi divina. Da quando si è comprato la pentola di coccio per cotture lente non lo ferma più nessuno: sughi, pesci, minestre, verdure.... Qualsiasi cosa finisce nel coccetto e il mio papà la vusciùga (rimescola in abruzzese [ndr]) amorevolmente per ore fino a completa cottura, coccolandosela con gli occhi e - suppongo io - pregustandone lungamente il momento dell'assaggio.
La mia pasta, avendo poco tempo a disposizione (mica sono pensionata, io!), è stata cucinata in maniera molto più sbrigativa ma ci ha dato comunque parecchia soddisfazione.

Pasta con asparagi al profumo di menta 

Dosi per 2
spaghetti (io ho usato 200 gr di quelli integrali) 
un mazzetto di asparagi
uno scalogno
4/5 foglie di menta
1 cucchiaino di senape di digione
olio, sale, pepe e un ricciolo di burro minuscolo.

Preparare l'olio aromatizzato: tritare le foglie di menta, unirle all'olio e a un cucchiaino di senape e mescolare bene. Lasciar riposare (prima si prepara e meglio è!).
Tagliare gli asparagi a tocchetti diagonali; lessarli in acqua bollente salata per cinque minuti circa e, una volta scolati, tenerne da parte le punte.
In una pentola antiaderente scaldare dell'olio (pochino), farvi imbiondire lo scalogno affettato sottile, aggiungere i gambi e lasciar insaporire. Salare e pepare, eventualmente aggiungere qualche cucchiaiata di acqua di cottura. Verso la fine della cottura aggiungere le punte e l'olio aromatizzato.  Scolare la pasta, unirla al sugo e risottare con un ricciolino di burro (a chi piace). Servire con una generosa macinata di pepe. 
 

lunedì 4 maggio 2009

Molleux au chocolat per mamma e papà!

.... che fa anche rima :-)
Le dosi sono perfette per due persone: raddoppiare, triplicare, quadruplicare in caso di necessità!
Il bello di questi dolcetti è che si preparano in un lampo, li si surgela e poi li si cuoce al momento dell'occorrenza e fanno sempre un gran figurone.

Moelleux au chocolat

50 gr cioccolato fondente 70%
50 gr burro
30 gr zucchero
15 gr farina
1 uovo

Sciogliere il burro con il cioccolato; in un altra ciotola sbattere l'uovo con lo zucchero e la farina setacciata. Unire le due creme e mescolare fino al completo amalgamento. Suddividere il composto in due stampini individuali imburrati e infarinati (N.B.: usare stampini che possano andare dal freezer al forno!!!). Coprire con pellicola i due stampini e laciarli congelare in freezer per almeno 3 ore.
Al momento del bisogno, infilare gli stampini nel forno già caldo a 220° per 10/12 minuti.
Se gli stampini sono nel freezer da più tempo, aumentare di qualche minuto i tempi di cottura (io non ci ho mai provato perchè i moelleux più di tre ore, in casa nostra, non ci resistono :-))

Per servirli si può:
  • cospargerli di cacao o zucchero a velo
  • adagiarli su una coulis di lamponi e decorarli con lamponi freschi
  • invece della farina si possono usare briciole di biscotti per cospargere gli stampini, in modo da ottenere una crosticina croccante
Per la cena con mamy&papy ho servito i moelleux con una crema alla vaniglia su cui avevo disegnato tre cuoricini (uno per ogni decade di matrimonio) con la salsa alla fragolina di bosco della fabbri. Per come ottenere i cuoricini e altre decorazioni carine, guardare qui!


venerdì 24 aprile 2009

Welcome home, Ricercatore!

Ieri, dopo un'assenza durata ben OTTO lunghissimi giorni, il Ricercatore è tornato all'ovile. Per festeggiare ho deciso di cucinargli un piatto che è entrato di prepotenza nel nostro ricettario familiare perchè veloce, facile e molto gustoso. 
La ricetta originale prevede l'utilizzo di fave fresche (da scottare e spelare) ma a causa dell' irreparabile mancanza di tempo della donna-ingegnere mi riduco sempre a cucinarla con le fave in scatola Bonduelle (che sono comunque degne di tutto rispetto). 

Per chiudere in bellezza la serata ho anche imbastito una torta che non mi sono sentita di fotografare visto e considerato che il mio sforzo è consistito nell'aggiungere due uova, del latte e un po' di burro ad un preparato pronto della San Martino. Lo so, lo so.... non si fa così.... a mia discolpa posso dire che i preparati di questa marca sono l'unica depravazione gastronomica che mi concedo (sono buoni! E anche vagamente old-fashon:-)).
Un'ultima nota: la ricetta è per due persone affamate e le dosi sono piuttosto spannometriche ma una volta capito come fare il sughetto non è difficile ricalcolare le proporzioni a proprio piacimento.

Gnocchetti sardi al pesto di fave e menta

Ingredienti per due golosoni:
300 gr gnocchetti sardi
una confezione di fave Bonduelle (o 300 gr di fave fresche sgranate, da lessare in acqua salata e sbucciare)
1 spicchio d'aglio cicciottello
30 gr mandorle
menta fresca
pecorino (sardo)
olio
sale
pepe

Saltare le mandorle nella padella antiaderente senza aggiungere grassi finchè non si dorano e poi metterle da parte.
Nella stessa padella soffriggere qualche istante mezzo spicchio d'aglio; quando l'olio si è insaporito aggiungere le fave, salarle e farle saltare un paio di minuti. Aggiungere mezzo bicchiere d'acqua e lasciar evaporare per 7/8 minuti.
Nel frattempo mettere l'acqua per la pasta a bollire (nel caso si utilizzino fave fresche, riutilizzare la stessa acqua usata per scottarle in modo da dare ancora più sapore alla pasta).
Una volta che le fave si sono ammorbidite, frullarne la metà insieme alle mandorle, a 5 foglie di menta fresca, l'altra metà dell'aglio, tre cucchiai di olio, sale e pepe fino a ottenere un pesto cremoso. Versare questa crema di fave nella padella antiaderente insieme alle fave intere e regolarne eventualmente la fluidità con qualche cucchiaiata di acqua di cottura. Una volta scolati gli gnocchetti, saltarli qualche istante in padella nel sughetto ben caldo. Servire con una generosa grattata di pecorino e una bella macinata di pepe.

mercoledì 11 marzo 2009

Una verdura di stagione poco conosciuta

La settimana scorsa ho trovato all'Esselunga una verdura che mi ripromettevo di assaggiare da un bel po', gli agretti o barbe di frate.
Si tratta di fili verdi lunghi una trentina di centimetri che hanno una forma simile a quella dell'erba cipollina e un sapore un po' più amarognolo degli spinaci. Credo che per gustarli appieno basti pulirli, lessarli al dente (8-10 minuti) e condirli con olio, sale e pepe.
Girovagando su internet ho scoperto che gli abbinamenti più frequenti di questa verdura sono con pasta fresca, caprino, uova. Caso vuole che in casa avessi una confezione di tagliatelle all'uovo De Cecco e del caprino morbido: quale migliore occasione per testare il connubio?

TAGLIATELLE ALL'UOVO CON BARBE DI FRATE E CAPRINO

Pulire e lessare le barbe di frate in acqua bollente salata (per due ne ho pulite mezzo chilo) per una decina di minuti scarsi. Nel frattempo ammorbidire il caprino con qualche cucchiaio di latte, olio, poco sale e pepe.
Scolare le erbe e saltarle in padella (magari con poca cipolla per non coprire troppo il sapore) mentre si lessa la pasta. Unire le tagliatelle alla verdura e infine mantecare col caprino. Servire spolverizzando con pepe fresco macinato al momento.

martedì 10 marzo 2009

Due ciofeche e un (quasi) successo

Ultimamente i miei esperimenti in cucina non sono andati come desideravo ma chissenefrega, sono ancora giovane (lo dico solo perchè il mio compleanno incombe.....) e ho ancora taaaaaaaaaaaanto da imparare.

Il trend negativo è iniziato Sabato scorso, quando ho avuto una delle peggiori delusioni alimentari della mia vita: a causa dei gamberi duri come il muro (non erano precotti e, pur avendoli lungamente "strapazzati" in padella con olio e vino bianco, dopo venti minuti facevano ancora crock crock sotto ai denti) ho rovinato una deliziosa pasta alla chitarra fatta in casa (dalla mia mamma, mica da me!).

L'apice in negativo, il mio Nadir culinario, l'ho raggiunto mercoledì: avevo deciso di cucinare una cenetta che avesse come filo conduttore il colore verde quindi tra tutte le ricette ho scelto una semplice vellutata ai piselli&menta e il budino al matcha di Anna. L'idea era buona, mi piaceva.
Detto fatto mi sono messa d'impegno per far sì che al ritorno dell'ometto di casa la cena fosse già in tavola..... e in men che non si dica i minibudini rassodavano in frigo e la verdura aspettava solo l'aggiunta della menta e la frullata finale.
Ricercatore: "Sei sicura che ci vada tutta quella menta?"
Cmdd: "Ehm.... Sì!"
R.:"E sei sicura che anche la menta vada frullata? Sicurissima?"
Cmdd: "Ehm.... Sì (meno convinto)"
Minipimer: "WWWWWWWWWZZZZZZZZZZZZZZZZZ"
Due minuti dopo, al cospetto di una brodaglia verde in cui galleggiano scompostamente lembi sfrangiati di foglie di menta:
R.: "Non è che hai messo troppa acqua?"
Cmdd:"No, ci ho messo quella che ci voleva, mezzo litro. Riaccendiamo la fiamma e lasciamola evaporare un po'"
R.: "Ha un odore strano, mi ricorda quasi il dentifricio Mentadent. Secondo me c'è troppa menta, se ti avvicini alla pentola sembra di fare i soffumigi: annusa! Vedrai che ti si libera il naso! Ecco, odora di Vicks Vaporub!"
Cmdd, seccata:"Sarà buonissima! Non essere sempre prevenuto"
Dopo altri dieci minuti (e dopo aver ingerito qualche cucchiaiata di brodaglia ristretta):
R.: "Dì la verità, non ti sembra di bere un mojito ai piselli?"
Cmdd: "Odio quando hai ragione"
Pensavo che avrei ottenuto la mia rivincita con i budini al matcha, anche se qualche sospetto mi era già balenato nella testolina: il matcha aveva faticato parecchio a sciogliersi nel latte, avevo dovuto filtrare il liquido per togliere i grumi prima di metterlo negli stampini individuali.
Questo matcha, in realtà, non era quello che avevo usato fino ad allora, comprato in un bellissimo negozietto nei pressi del mercato Tsukiji a Tokyo, ma una versione più economica trovata in un supermercato a Shinjuku. Inoltre la mia bilancina da cucina ha una risoluzione di 5 grammi che non mi aveva permesso di pesare con esattezza i fogli di gelatina.
Morale della favola: i budini era ammassi collosi difficili da "attaccare" col cucchiaio e guarniti con un deposito di matcha insoluto sul fondo. Il Ricercatore s'è mangiato il suo evitando commenti.

Giovedì sera, stufa delle ultime figuracce accumulate e desiderosa di cimentarmi nell'arte dell'impasto, ho deciso di buttarmi nella produzione di una appetitosa focaccia. Ho seguito pedissequamente la ricetta, anche se qualcosa non mi convinceva: la quantità della salamoia da versare sulla focaccia sembrava decisamente troppa! Ho vinto la tentazione di fare di testa mia (come al solito) pensando "Se dice che bisogna versarla tutta vuol dire che bisogna proprio versarla tutta".
Il Ricercatore è arrivato sul "DING!" del forno, proprio come avevo calcolato: volevo accoglierlo col profumo di focaccia calda per ritemprarlo dopo una lughissima giornata lavorativa.
R.:"Sta bruciando qualcosa? C'è un fumo pauroso!"
Cmdd.:"Uhm.... No!"
Presa da un tremendo sospetto ho aperto lo sportello del forno, dal quale è fuoriuscito uno sbuffo nerastro. Subito mi sono resa conto del danno: la salamoia -un misto di acqua, sale e olio- era davvero troppa ed era schizzata in ogni direzione, tinteggiando le pareti del forno come un aerografo. Nell'aprire inopinatamente qualche schizzo incandescente è arrivato anche sul pavimento, com'era giusto che fosse per completare l'opera.
Mollati borsa e giaccone, il maritino è stato dunque costretto a passare la mezz'ora seguente pulendo con circospezione forno e superfici attigue (credo che mentalmente stesse imprecando).
Però la focaccia era davvero squisita......

mercoledì 4 marzo 2009

Che fine ha fatto la ricotta?

Ieri sera abbiamo iniziato (e finito) la deliziosa ricottina di capra gentilmente donata da Michele. Metà l'abbiamo utilizzata per condire una favolosa pastasciutta, imitazione di quella ottima mangiata dai Caldora, l'altra metà l'abbiamo tagliata a fette, cosparsa con miele di castagno e semi di sesamo e ce la siamo sbafata come dolce.
Contrariamente a quanto pensassi, la ricotta di capra ha un sapore molto delicato e una consistenza leggermente più compatta rispetto a quella delle ricotte di pecora abruzzesi che tanto mi piacciono.
Siamo molto contenti perchè ieri sera aprendo il pacco dono abbiamo inaspettatamente trovato anche mezza forma di un profumatissimo semistagionato, sempre a base di latte di capra. Mi sa che stasera battezzeremo anche quello ;-)
Un ultima nota prima di passare alla pseudomicroricetta: la pasta di questo signore qui è davvero superlativa!

SPAGHETTI CALDORA STYLE

Soffriggere della buona pancetta con parecchio olio (non troppo!) finchè diventa bella croccante e darle una salatina e pepatina. Nel frattempo lessare gli spaghetti alla chitarra Giuseppe Cocco in abbondante acqua salata per il tempo indicato sulla confezione. Mentre con un occhio si controlla la pasta e con l'altro la pancetta, in un piatto schiacciare la ricotta con qualche cucchiaio di acqua di cottura, sale e abbondante pepe. Scolare, saltare la pasta nell'olio e pancetta, unire la ricotta, mescolare bene e servire subito.
A chi piace, consiglio un'ulteriore sgarzamellata di pepe!
 

venerdì 16 gennaio 2009

Torta di rose salata

Qualche sera fa abbiamo provato questa ricetta, tratta dal libro del Bimby (che però non possediamo :-P). Le dosi sono perfette, è buona, bella e si presta benissimo a cene con gli amici o regalini golosi: basta cuocere le rose separatamente, infilarle in un sacchettino trasparente e decorare con un fiocco e il gioco è fatto!

Ingredienti:
3 tuorli d'uovo
150 gr di latte
350 gr farina
1 e 1/2 cubetti di lievito fresco
3 cucchiai di olio
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaio e mezzo di sale
scorza di 1/2 limone
pepe

Mescolare benissimo latte, zucchero, olio, scorza di limone, lievito, tuorli, magari con l'aiuto di un frullatore o minipimer.
Una volta sciolto il lievito unire al composto farina, sale e pepe: all'inizio la pasta sarà appiccicosissima ma dopo aver impastato per qualche istante inizierà a formarsi la palla. Chiudere la palla in un contenitore ermetico e lasciarla lievitare per un'ora in un luogo tiepido.
Dopo la prima lievitazione stendere la pasta in forma rettangolare, farcirla (dopo averla eventualmente condita con un filo d'olio) con quello che si vuole (noi l'abbiamo provata speck+brie e crudo+emmentaler, prossimamente farò quella al trevisano ;-)), arrotolare la pasta dal lato lungo e tagliarla in almeno 7 pezzi. Disporre le rose in una teglia circolare, ben distanziate; coprire con un telo umido e lasciar riposare ancora un'ora.
Cuocere in forno già caldo a 180° (ventilato) per mezz'ora circa e mangiare quando è ancora calda!!!



venerdì 9 gennaio 2009

Giappocena!

E qui ci sono le foto che documentano la cena giapponese sperimentale somministrata ai nostri amici, il Chitarrista e la Cantante (nomi di fantasia per la privacy ;-) ).
Ecco le materie prime, alcune importate direttamente dal Giappone:


E il giappocuoco che gratta una sottospecie di daikon italiano:


Grazie alle ricette di Anna abbiamo cucinato riso, soba, sukiyaki e rotolo al matcha!
E' stato divertente sia cucinare che mangiare ma coi sapori ancora non ci siamo..... Molte delle cose che servivano sono state rimpiazzate con ingredienti simili e - ovviamente - non è la stessa cosa.
Mi sono un po' rincuorata perchè mi hanno parlato dei "Punti macrobiotici", dove sembra che alghe e condimenti giapponesi abbondino! Spero di trovarne uno dalle mie parti....