Ultimamente mi capita sempre più spesso di aprire le ante dell'armadio, sedermi sul letto e fissare scontenta le quattro cose in croce che sono sopravvissute all'ultimo - furioso - cambio degli armadi.
Alcuni vestitini si ostinano a penzolare festosi nonostante con ogni probabilità come vestitini non li userò più. Casomai, come mi ha suggerito il Ricercatore, potrò rimetterli come "maglioni lunghi" sopra un paio di pantaloni (grazie amore, sai sempre come consolarmi :-D).
Cinque paia di pantaloni e altrettanti jeans.
Un paio di leggings e un vestitino premaman che, tutto sommato, non mi sta poi così male.
Una camicia. Nera
Poche gonne.
Maglioni e magliette suddivisi in tre categorie: troppo corti, troppo stretti, portabili.
La tristezza si impossessa di me e resto lì, incapace di scegliere. Dopo cinque minuti tiro fuori il solito paio di jeans e il solito maglione slandro.... tanto chissenefrega, il marito ce l'ho.
Passo alla scarpiera: nonostante tutti i buoni propositi afferro le sneaker a colpo sicuro. Essì che le avevo anche nascoste per impedirmi di usarle tutti i giorni....
Chiudo l'anta, mi guardo nello specchio e non mi riconosco. O meglio: il viso è quello, il seno è aumentato ma comunque ne avevo molto anche prima della gravidanza, di profilo (panzetta a parte) non sono molto cambiata. Frontalmente, invece, sembra che sia passata sotto un rullo compressore dalla vita in giù.
Mi arrabbio coi miei vestiti che non mi valorizzano, poi penso che un po' me la sono cercata.
Breve e impietosa cronistoria della taglia crescente
Magra non lo sono mai stata: mia mamma dice che avevo le cosciotte già in fasce. Quando ero adolescente mi dicevano che ero "forte di gambe"...e pesavo 15 chili meno di adesso.
Una delle passioni che mi accomuna al Ricercatore è l'amore per la buona tavola però, nonostante da fidanzati ci siamo dati alla pazza gioia (culinaria, eh!!) , sono arrivata alle nozze con una bellissima taglia 42. Sono entrata nella mia nuova casa di sposina novella seguita da un codazzo di abitini colorati, superscarpe con ipertacchi, jeans aderenti, magliettine sbrilluccicose. Ora giacciono in un paio di enormi scatole con su scritto "Per Valeria".
Dopo i nostri viaggi ero già una 44: ettecredo! Brasile, Cina, Nuova Zelanda.... come fai a non ingozzarti di tutte quelle cosine strane che non puoi trovare da nessun'altra parte al mondo se non lì?
Segue primo piagnisteo sulla spalla del Ricercatore (che ancora non conosceva le crisi di non-ho-niente-da-mettermi); il sant'uomo, American Express alla mano, ha provveduto a ristabilire il mio buonumore.
Poi la gravidanza ha modificato il mio corpo, lasciandomi di nuovo implume. Segue secondo piagnisteo, acuito da crisi ormonali, all'insegna del non-ho-niente-da-mettermi-e-vorrei-essere-una-gravida-chic-e-piacermi-col-pancione. Anche questa crisi è rientrata a colpi di carta di credito.
Adesso sono passati nove mesi dal parto, ho questa rotella di lardo attorno alla vita che non se ne va, una specie di copertone di camion che circonda i fianchi. La 46 è grande, la 44 è piccola. Ora la crisi è declinata nell'accezione non-ho-niente-da-mettermi-e-quel-poco-che-ho-mi-sta-da-schifo.
Posso rifarmi il guardaroba per la terza volta? Direi proprio che non è il caso!
Ora ho un guardaroba random (l'eterogeneità è acuita dalla mia sindrome dell'acquisto compulsivo, scriteriato e senza pianificazione) e nessuna voglia di provare e riprovare i vestiti per capire quale sta bene con cosa.
Sabato, ad esempio, ho osato un po' di più: vestitino di lana col collo ad anello, leggings e stivali. Il Ricercatore invece aveva indossato la sua migliore faccia di bronzo ma a me non sfugge niente: alla mia richiesta di "Come sto?" la risposta più rincuorante è stata "Sembri triangolare" passando per "I vari pezzi sono belli, è l'insieme che ti fa sembrare ancora più bassa e tozza". Non voleva essere cattivo (di solito mi fa un sacco di complimenti, anche quando meno me l'aspetto) ma io mi sono proprio rabbuiata, perchè è esattamente così che mi vedevo: bassa e tozza.
Di una dieta neanche a parlarne: adoro mangiare, assaggiare, spiluccare. Ma soprattutto adoro cucinare, sperimentare, testare. Per fortuna ho ripreso a giocare a calcio, più che altro per tacitare la mia coscienza....
PS = Ovviamente la situazione non è poi così grave, eh! Eppoi mi basta guardare gli occhi da orientale di Valeria, le sue guanciotte rosserosse e tutto passa.