Quando sono arrivata vicino al suo lettino l'ho trovata che piangeva seduta, con gli occhi chiusi e le braccia tese, probabilmente stava ancora dormendo. Quelle braccine inaspettatamente tese nel buio e il pianto sommesso hanno smosso tutto il mio senso di protezione.
L'ho presa in braccio, sembrava un lombrichino così avvolta nel suo sacco-nanna. Si è calmata all'istante, ha infilato la sua guanciotta calda di nanna contro la mia e ha iniziato a giocare coi miei capelli. La sentivo respirare regolarmente mentre arrotolava le ciocche sulle sue ditine cicciottelle e pensavo a come cresce in fretta...
Mi sembra ieri che me la sono vista tornare dal Nido infilata a pressione in una tutina grigia troppo stretta per i suoi quasi quattro chili e il cappellino che sembrava dovesse saltarle via a momenti come un tappo di champagne.
Pensavo che invece sono già passati nove mesi, il giro di boa - come lo chiamo io - è avvenuto: è più il tempo nel mondo che nella mia pancia.
Pensavo che non è più l'esserino inerme, nè la pagnottella che dove-la-metti-sta. Oramai sta diventando una bambina, col suo carattere, le sue preferenze, le sue abitudini.
Pensavo a quante cose ha imparato e quante cose ci ha insegnato, a come ci aiuta a crescere facendoci contemporaneamente tornare bambini, a come ci spiega di nuovo cosa sia lo stupore.
Pensavo a come sia riuscita a far cantare il Ricercatore, che oramai è specializzato nella sigla dell'Ape Maja.
Pensavo che siamo fortunati ad avere una bambina così, talmente buona che un po' mi vergogno quando parlo di lei con le altre mamme perchè, in fin dei conti, non ho mai dovuto fare tanta fatica.
Pensavo che sono una mamma tremenda perchè non vedo l'ora che da Gennaio cominci ad andare al Nido e sono contenta se le nonne mi aiutano un po'.
Pensavo che avrei ricordato quel momento, quella manina calda sulla nuca e quella guancia incandescente finchè campo, con la speranza di richiamarlo alla memoria quando mi farà arrabbiare, quando sarò triste, quando starò male.
Pensavo che se qualcuno le torcesse un capello, lo affronterei a mani nude.
Pensavo che vorrei imparare a lavorare a macchina per farle tanti vestitini su misura.
Pensavo che non avrei mai detto che a trent'anni mi sarei ritrovata nel cuore della notte con una mocciosa profumata di formaggino appollaiata sulla spalla.
Pensavo che prima che nascesse avevo sperato che fosse paffuta, con gli occhi a mandorla, la testa quadrata e il sorriso contagioso e poi è nata esattamente così.
Pensavo che dovremmo assolutamente comprarle un nuovo seggiolino auto perchè nell'ovetto non ci entra più.
Pensavo che non vedevo l'ora che arrivasse il mattino per scorgere di nuovo i due dentini bianchi che brillano quando sorride appena sveglia.
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